TRIESTE: RICONOSCIUTA GIUDIZIALMENTE LA MATERNITÀ INTENZIONALE
Garantito lo status di figlie di entrambe le madri per due bambine dopo che una delle due madri è deceduta senza poterle riconoscere
Con sentenza del 5 dicembre 2025, il Tribunale di Trieste ha riconosciuto giudizialmente la maternità della madre intenzionale, nel frattempo deceduta, di due bambine nate a seguito di un percorso di procreazione medicalmente assistita effettuato all’estero dalla compagna.
Si tratta del primo caso in cui, in una vicenda di maternità intenzionale fondata sul consenso alla procreazione medicalmente assistita, è stata promossa un’azione di stato volta a ottenere l’accertamento giudiziale del rapporto di filiazione nei confronti di una persona defunta.
La madre intenzionale, Federica Fontana, stimata professoressa di Archeologia greca e romana presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Trieste, è scomparsa il 19 maggio 2024. Alla nascita delle figlie – oggi di 8 e 4 anni – non aveva potuto procedere al loro riconoscimento, poiché in Italia tale dichiarazione sarebbe stata rifiutata dagli uffici competenti in quanto ritenuta contraria alla normativa vigente.
Nel settembre 2024, a pochi mesi dalla sua morte, è stata pertanto intrapresa un’azione giudiziale con l’obiettivo di assicurare alle bambine il pieno riconoscimento del legame genitoriale con colei che aveva condiviso in modo consapevole e responsabile il progetto di genitorialità con la propria compagna. La pronuncia determinerà per le figlie il pieno accesso a tutte le tutele giuridiche, successorie e previdenziali connesse allo status di figlie, ivi comprese l’acquisizione della qualità di eredi legittime e il diritto a beneficiare delle prestazioni previdenziali e assistenziali previste dall’ordinamento in favore dei figli del genitore deceduto.
Il procedimento è stato seguito pro bono dalle avvocate di Rete Lenford – Avvocatura per i diritti LGBTI+, Patrizia Fiore, Manuel Girola, Valentina Pontillo e Giulia Patrassi Leopardi – quale iniziativa strategica per l’affermazione dei diritti fondamentali delle persone minori nate in famiglie omogenitoriali.
Accogliendo integralmente la domanda di riconoscimento giudiziale della genitorialità, il Tribunale ha dichiarato le bambine figlie di entrambe le madri, disponendo altresì l’attribuzione del cognome della madre intenzionale. «Una sentenza che restituisce dignità giuridica a una storia familiare interrotta da una gravissima perdita, e che riafferma il primato dell’interesse delle minori alla continuità affettiva, identitaria e giuridica» dichiara l’avv.ta Patrizia Fiore.
Le avvocate Giulia Patrassi e Valentina Pontillo sottolineano: «Il Tribunale ha stabilito che il rapporto di filiazione può essere accertato anche nei confronti di una madre ormai deceduta, quando risulti provata la volontà procreativa condivisa. Si tratta di un tassello importante, che rafforza il principio secondo cui al centro dell’ordinamento deve rimanere la protezione dell’identità personale e familiare delle bambine e dei bambini».
L’avvocato Manuel Girola aggiunge: «La sentenza assume rilievo anche sotto il profilo processuale, riconoscendo l’azione di stato quale strumento capace di colmare un vuoto di tutela nei casi in cui non sia più possibile ricorrere al riconoscimento volontario. Si apre così una strada utile anche per altre situazioni analoghe, in cui la genitorialità d’intenzione può essere riconosciuta pienamente, anche in assenza di un legame biologico».
Il Presidente di Rete Lenford, avv. Vincenzo Miri, ha dichiarato: «L’azione riveste un’importanza particolare perché, in questo caso, si è riusciti a superare l’ostacolo rappresentato dall’impossibilità di procedere al riconoscimento della genitorialità in assenza di una preventiva dichiarazione di riconoscimento e senza poter ricorrere all’adozione, rimedio non praticabile quando il genitore intenzionale è già deceduto».